Il Sole 24 Ore - 29/12/2011

Aziende in affanno sugli sconfinamenti

Il conto alla rovescia è terminato. Dal primo gennaio gli istituti bancari dovranno segnalare i crediti scaduti o "sconfinati" da più di 90 giorni, la metà rispetto ai precedenti 180 (si veda il Sole 24 Ore del 12 dicembre). La nuova regola pone fine alla deroga di cui l'Italia godeva nell'applicazione di Basilea 2 e pone problemi aggiuntivi per banche e imprese: per gli istituti di credito l'aumento dei crediti sconfinati comporta un maggiore assorbimento di capitale mentre per le imprese il rischio è quello di incontrare maggiori difficoltà nell'accesso al credito. «Un esempio classico – spiega la responsabile credito per Confindustria Lombardia Ambra Redaelli – è quello di un'azienda non pagata per tempo da un ospedale e che tuttavia aveva portato la fattura in banca per ottenere l'anticipo. Poniamo che questo sia accaduto a fine agosto e che da allora l'azienda non sia riuscita a rientrare nei limiti del credito concesso, proprio a causa degli importi non pagati dal proprio cliente: dal primo gennaio scatta la segnalazione alla Centrale dei Rischi». Confindustria Lombardia stima che il problema coinvolga il 2% delle imprese. Confidi Province Lombarde, 6.500 associati e oltre 300 milioni di garanzie fornite, ipotizza un impatto sul 10% delle esposizioni.

Bankitalia, in un documento di consultazione pubblicato il 20 dicembre, stima invece un effetto ben più modesto: le esposizioni deteriorate valgono lo 0,6% del totale dei finanziamenti, mentre gli scaduti non deteriorati compresi tra 90 e 180 giorni pesano per un altro 0,4 per cento.
In base alle simulazioni di Palazzo Koch il venir meno delle deroghe ridurrebbe solo dello 0,07% il total capital ratio dei gruppi bancari italiani.
La consultazione si chiuderà entro fine febbraio ma l'esito probabile è l'allineamento ai 90 giorni non solo per i portafogli standard ma anche per quelli al dettaglio, legati ad aziende di minori dimensioni. Le stime rassicuranti di Via Nazionale, che lascia aperta la strada anche alla compensazione tra crediti scaduti e margini residui del cliente su altre linee di credito della stessa banca, convincono solo in parte le imprese. Per Vincenzo Boccia, presidente della Piccola Industria di Confindustria si tratta di un passaggio molto delicato. «La scadenza della deroga temporanea – spiega – era nota, ma giunge in un momento particolarmente difficile in cui forti sono le tensioni sul fronte dell'accesso al credito e negative le previsioni economiche. In questo contesto, con l'obiettivo di sostenere le imprese che a causa del perdurare dello scenario di crisi rischiano di essere spiazzate dall'introduzione dei nuovi termini, abbiamo siglato con Abi e altre organizzazioni imprenditoriali un protocollo per promuovere una campagna di comunicazione nonché per favorire una piena collaborazione tra banche e imprese volta a definire, caso per caso, soluzioni per il rientro dagli sconfinamenti. La nostra attenzione è inoltre dedicata al dibattito in corso sull'opportunità di eliminare anche la deroga permanente che consente alle banche che utilizzano i metodi interni di valutazione del rating e limitatamente ai portafogli retail, di segnalare gli sconfinamenti dopo 180 giorni anziché 90. Pur comprendendo la ragionevole esigenza di omogeneizzazione delle regole, riteniamo che l'attuale scenario non consenta interventi sui portafogli retail perché vi è il concreto rischio di un inasprimento delle relazioni tra banche e piccole imprese». «L'impatto sul sistema economico sarà comunque negativo – spiega il responsabile credito di Unindustria Bologna Daniele Salati Chiodini – anche perché il trend di quest'ultimo periodo vede continue richieste di allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti».

Dato confermato in Piemonte, dove il 56% delle aziende, spiega il presidente dei giovani della Confindustria regionale Marco Gay, segnala ritardi negli incassi da parte dei clienti. Unindustria Bologna, così come molte altre associazioni, ha avviato da alcuni mesi un roadshow per spiegare l'impatto delle novità. Il tema della scarsa informazione è presente anche a Nord Est, come conferma il vicepresidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi. «Stiamo informando a tappeto i nostri associati perché molti non hanno la percezione del problema. In passato il tema è stato trascurato anche dalle banche, perché gli sconfinamenti erano comunque fonte di reddito». L'importanza dell'accesso al credito per le Pmi è confermato dagli ultimi dati Istat: nel 2010 ricorreva a finanziamenti esterni il 52,2% delle imprese, quasi 20 punti in più rispetto al 2007. Il 78,4% del campione otteneva risorse dalle banche, in caduta rispetto all'86,6% di quattro anni prima.